Report TRAIETTORIE

Ricerca n. 01 - Cosa ci dice la letteratura sul tema: text mining e topic modelling
Dott.ssa Cecilia Fortunato 


Abstract e ambito della ricerca

Questo studio esplorativo ha l'obiettivo di mappare l'attuale stato della letteratura scientifica che indaga il legame tra migrazione economica e transizione energetica. Sfruttando tecniche miste di analisi quantitativa e qualitativa di dati testuali, lo studio fornisce una panoramica su una raccolta di 3.731 documenti pubblicati tra il 1990 e il 2025. La transizione verso energie rinnovabili presenta diverse opportunità, ma si inserisce in un contesto economico, demografico e sociale complesso con una carenza strutturale di lavoratori. La migrazione di lavoratori stranieri costituisce da tempo un elemento strutturale del sistema produttivo italiano ed europeo, oltre ad essere un fenomeno generatore di cambiamento e innovazione. Tuttavia, l’analisi rivela la vulnerabilità dei lavoratori stranieri, ostacoli di diversa natura alla loro inclusione economica e sociale (legali, linguistici, culturali, di genere, in materia di riconoscimento delle qualifiche) e una scarsa attenzione da parte delle istituzioni in ambito di orientamento, formazione e mediazione tra domanda e offerta di lavoro. Un filone di ricerca emergente affronta la crescente internazionalizzazione della forza lavoro specializzata nei lavori “verdi e digitali”. Tuttavia, studi specifici sul legame tra lavoratori stranieri e transizione energetica risultano ancora insufficienti, in particolare nelle politiche e nei documenti relativi al Green Deal.

Metodologia

Con la sovrapproduzione e la digitalizzazione della ricerca, diventa sempre più urgente la necessità di strumenti di sintesi, orientamento e divulgazione della produzione scientifica. Questo studio propone un inquadramento teorico e un “approccio misto”, quantitativo e qualitativo, per l’analisi della letteratura scientifica sui temi delle migrazioni economiche e della transizione energetica[1], pubblicata tra il 1990 e il 2025 e indicizzata su Web of Science (WoS)[2]. Per la revisione sistematica delle pubblicazioni è stata applicata una procedura iterativa di inclusione/esclusione di una collezione di documenti sottoposti poi ad analisi bibliometrica e tematica[3]. L’analisi bibliometrica dei metadati associati alle pubblicazioni rivela l’evoluzione geografica e temporale della ricerca, le forme di finanziamento, gli autori e gli editori più attivi, l'estensione delle reti di ricerca. L’analisi sistematica di un corpus di testi, in questo caso gli abstracts delle pubblicazioni, richiede un ampio processo di preparazione[4]. Dal testo vengono rimossi gli elementi che non aggiungono valore semantico all'analisi (simboli, punteggiatura, stop-words); vengono applicate tecniche di tokenizzazione, che divide un testo in unità significative (token), e tecniche di lemmatizzazione, che riduce le parole alla loro forma base. In base alla loro frequenza, i token sono ordinati in una matrice[5] che gli attribuisce un valore ponderato, tenendo conto che le parole che appaiono più frequentemente possono essere non informative. Modelli probabilistici[6] identificano le strutture latenti del testo e forniscono una fotografia sintetica dei principali argomenti trattati (topics), evidenziando aree di ricerca di rilievo e filoni emergenti.

A conclusione dello studio viene proposta un’analisi qualitativa dei contenuti[7] di una limitata selezione di pubblicazioni che approfondiscono il nesso tra lavoratori stranieri e inserimento nei settori dell’economia verde.


Descrizione della ricerca e dei principali risultati

Gli obiettivi di sostenibilità e le strategie per perseguirli sono tra le questioni più dibattute del nostro tempo. Il territorio europeo, in particolare l’area mediterranea, presenta molteplici vulnerabilità nell’ambito del rischio ambientale, molte delle quali acuite dalla recente accelerazione dei cambiamenti climatici. Eventi meteorologici estremi, siccità e dissesto idrogeologico, sono solo alcune delle emergenze che la comunità internazionale e le governances locali si trovano ad affrontare. In aggiunta, l’aumento delle temperature globali previsto per i prossimi decenni aggraverà le criticità esistenti e allargherà il numero dei territori a rischio[8]. L’attivazione tempestiva di strategie per mitigare questi processi è fondamentale. Le politiche europee e globali per una transizione ecologica dell’economia[9] mirano ad attenuare l’impatto dei cambiamenti climatici derivanti dall’attività umana. Le economie europee stanno faticosamente portando avanti progetti di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, passando dallo sfruttamento intensivo di combustibili fossili a fonti di energia rinnovabile (solare, eolica, geotermica, idroelettrica, da idrogeno, da biomassa). Dal punto di vista economico, queste trasformazioni produttive e un meccanismo di orientamento imprenditoriale verde possono promuovere l'allocazione razionale delle risorse locali, incrementare efficacemente le opportunità, il successo a lungo termine e la capacità di resilienza economica e sociale delle comunità coinvolte. Un mercato del lavoro in crescita è coinvolto nella progettazione, costruzione e manutenzione di questi progetti di energia pulita. Tuttavia, tale trasformazione deve tener conto dei contesti economici e sociali esistenti e dei considerevoli cambiamenti demografici in corso. Tassi di fecondità stabilmente bassi, rapido invecchiamento della popolazione, sistemi di welfare a rischio, spopolamento delle aree interne e una forza lavoro in calo sono sfide demografiche che accomunano quasi tutti i paesi dell’UE.

In Italia queste dinamiche hanno acquisito una dimensione strutturale e difficile da invertire.

In questo contesto, l’immigrazione ha assunto crescente rilevanza negli ultimi quarant’anni e una progressiva stabilizzazione a partire dagli anni duemila, attenuando gli squilibri demografici e contribuendo alla trasformazione del paese in una società sempre più multietnica. Al primo gennaio 2025 gli stranieri regolarmente residenti in Italia risultavano essere 5,4 milioni, pari all’8,9% del totale della popolazione[10]. Per effetto della progressiva integrazione sul territorio, negli ultimi anni si registra una sostanziale prevalenza dei permessi di soggiorno legati al ricongiungimento familiare (più di 100.000 richieste approvate ogni anno dal 2011 ad oggi) e un forte aumento delle acquisizioni di cittadinanza (684mila nuovi cittadini italiani registrati tra il 2020 e il 2025) (Istat). Inoltre, negli ultimi dieci anni, un aumento significativo degli arrivi di persone in cerca di protezione internazionale ha seguito l’incremento globale dei contesti di crisi climatica e geopolitica. Gli oltre 2,5 milioni di lavoratori stranieri residenti in Italia, rappresentando più del 10,5% degli occupati regolari, sono una componente organica del sistema produttivo, una risorsa fondamentale in termini di sostegno all’offerta di manodopera e al sistema di welfare, ma anche in termini di capitale umano e di fenomeno generatore di diversità e innovazione. Il cosiddetto “PIL dell’immigrazione”, ovvero il contributo economico degli stranieri alla ricchezza nazionale, viene stimato in 164,2 miliardi di euro ogni anno, pari all’8,8% del PIL nazionale (Fondazione Leone Moressa, 2024). Gli ambiti dove la presenza di manodopera straniera risulta molto elevata sono quelli dell’agricoltura e dei settori edile e manifatturiero, dei servizi domestici e di assistenza alla persona, della ristorazione e del turismo, della logistica e dei trasporti. È ben noto il ruolo fondamentale dell'immigrazione nel sistema produttivo del paese, soprattutto nei settori occupazionali ad alto contenuto manuale e meno retribuiti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2025) stima un fabbisogno di circa 640mila lavoratori immigrati per il periodo 2024-2028. Eppure, gli ingressi per motivi di lavoro, regolati annualmente dal Decreto Flussi, sono diminuiti costantemente negli anni (da circa 140.000 permessi rilasciati nel 2011 a poco meno di 40.000 rilasciati nel 2023[11]). A questo dato si accompagna lo scarso successo di strumenti comunitari e nazionali per incentivare flussi di migrazione qualificata, come il programma UE Carta blu[12] o i programmi nazionali Skilled Immigration Act (Germania) e Invest your Talent in Italy, istituiti con l'intento di attrarre “talenti” da paesi extra-UE.

Una vasta produzione scientifica prende in esame l’inserimento lavorativo degli stranieri nei mercati del lavoro dei paesi di destinazione.

Tuttavia, studi su come la forza lavoro straniera possa coadiuvare la transizione verde in diversi settori sono pressoché inesistenti. La strategia di ricerca è stata quindi estesa ai più ampi temi dell’occupazione nei settori della green economy e dell’inserimento lavorativo dei migranti nel mercato italiano ed internazionale.

Le domande di ricerca poste da questo studio sono:

  1. Quali sono le dinamiche occupazionali nei settori tradizionali ed emergenti della transizione energetica?
  2. Quali sono le dinamiche di inserimento dei lavoratori stranieri nei mercati del lavoro dei paesi di destinazione, in particolare, nel contesto italiano e nei settori coinvolti nella transizione energetica?

Con una procedura iterativa che segue criteri di inclusione/esclusione predefiniti, sono state selezionate dall’archivio di Web of Science le pubblicazioni con cui sono stati costruiti tre dataset distinti (Tabella 1), analizzati poi con tecniche sia automatizzate che qualitative. In questo rapporto, verranno brevemente illustrati alcuni dei risultati emersi dalla revisione sistematica (SLR) dei due dataset EMP_ET e MIG_EMP.


Tabella 1 - Descrizione dei dataset e delle diverse fasi di screening

Note: SLR: Systematic Literature Review (Aria & Cuccurullo, 2018); QCA: Qualitative Content Analysis (Kuckartz, 2019)

Revisione sistematica di EMP_ET: l’occupazione nei settori della transizione energetica

Partendo dal primo dataset (EMP_ET), è stata applicata una revisione sistematica della letteratura che esplora il legame tra occupazione e transizione energetica, identificata in questo studio da una raccolta di 2.571 articoli scientifici, per la maggioranza in lingua inglese. La ricerca sull'occupazione nei lavori verdi è aumentata costantemente negli ultimi anni, concentrandosi su forza lavoro, mercato del lavoro, competenze, efficienza. Eventi come la pandemia di Covid-19 nel 2020 e la crisi energetica innescata dall’instabilità internazionale del 2022, hanno accelerato notevolmente l'interesse per le energie rinnovabili, con l'82% dei documenti raccolti pubblicati tra il 2020 e il 2025. I paesi maggiormente coinvolti nella produzione scientifica sul tema[13] sono Cina (423 documenti), Stati Uniti (388), Inghilterra (320), Italia (219) e Germania (216). Un’analisi incrociata delle riviste più attive, degli ambiti disciplinari di riferimento, degli obiettivi dichiarati di sostenibilità dell’agenda 2030 (SDGs)[14], rivela la carenza di una prospettiva umanistica e sociale sul tema. Il 99% delle aree di ricerca degli editori è infatti legato alle scienze energetiche e ambientali. In termini di impatto della ricerca, i ricercatori hanno inquadrato i propri lavori nell'ambito del perseguimento degli SDGs “Azione per il clima”, “Energia pulita e accessibile”, “Industria, innovazione e infrastrutture”. Sono invece trascurati gli obiettivi con una matrice più sociale, come quelli legati alla riduzione della povertà, ad un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso, alla riduzione delle disuguaglianze. A dimostrazione dell’importanza di questi temi, i tre studi[15] che presentano il maggior numero di citazioni[16], prendono invece in  esame giustizia ed equità, economia circolare, intervento pubblico e ruolo della politica e della finanza nell’implementazione di progetti di transizione energetica.

Un’analisi delle parole chiave proposte dagli autori degli studi ci permette di delineare alcuni tratti dei sistemi produttivi coinvolti nella transizione energetica. I settori più studiati sono quelli delle fonti energetiche rinnovabili off-grid (FER), in particolare l'energia solare, eolica, idroelettrica e marina. A livello industriale, risultano strategici i settori ad alta intensità energetica, quali la produzione di veicoli elettrici e le industrie delle materie prime legate alle energie rinnovabili (cobalto, litio, metalli delle terre rare). Le aree vulnerabili e le isole vengono identificate come luoghi chiave per l’implementazione di percorsi di transizione energetica, offrendo importanti risorse naturali e l’opportunità di affrontare al contempo il degrado ambientale e le tendenze di spopolamento. Dalle catene del valore agroalimentari globali alle aziende agricole biologiche locali, il settore agricolo risulta fortemente coinvolto nello sviluppo delle tecnologie verdi e particolarmente significativo in termini di dinamiche occupazionali. Le strategie per mitigare il declino rurale sono spesso associate a un aumento dell'immigrazione. Da diversi studi emerge come il ruolo della migrazione sia cruciale in questo ambito, soprattutto in modo diretto, per la grande prevalenza di lavoratori  stranieri in questo settore; ma anche in modo indiretto, per il potenziale trasferimento di conoscenza su tecnologie tradizionali e innovative per un'agricoltura resiliente e sostenibile. Un mercato delle energie rinnovabili con crescenti opportunità economiche e occupazionali e un potenziale “effetto moltiplicatore” su comunità e imprese locali è quello che lega la transizione verde alla transizione digitale. Un esempio è la realizzazione di tecnologie avanzate per i sistemi energetici dei c.d. “villaggi intelligenti”. Un altro settore in forte espansione è quello dell’“Economia del Web”, dove infrastrutture e tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT), spesso concentrate in poche regioni, tentano strade alternative al consumo di enormi quantità di energia per soddisfare le esigenze di elaborazione e archiviazione di dati.

In generale, anche se diversi studi esaltano la potenziale creazione di “milioni di posti di lavoro”, il tema dell’occupazione non viene trattato in termini di motore propulsivo della transizione, ma piuttosto come un effetto secondario.

I settori più orientati alle energie rinnovabili e alle nuove strategie di sostenibilità riscontrano la carenza di lavoratori specializzati per la messa in opera, la manutenzione e la gestione delle infrastrutture. I profili professionali più richiesti  risultano essere ingegneri edili, di rete e di intelligenza artificiale e specialisti IT, ma anche personale di sicurezza, tecnici di manutenzione e personale occupato nelle attività economiche che l’industria verde può generare in altri settori produttivi. Questi ruoli sono identificati come stabili, richiedono competenze tecniche  e offrono salari competitivi. Infine, una quota molto bassa di documenti (poco meno del 4%) esplora la qualità del lavoro, i diritti e gli standard lavorativi, la copertura sanitaria e il welfare associati all’economia verde.

Revisione sistematica di MIG_EMP: l’integrazione degli stranieri nel mercato del lavoro

A partire dagli anni '90, l'integrazione dei lavoratori stranieri nei mercati del lavoro europei ha attirato un numero crescente di studi di caso e analisi transnazionali, evidenziando diverse criticità e forme di vulnerabilità di questa componente della forza lavoro. Per questo studio, sono stati analizzati con revisione sistematica 2.077 documenti pubblicati tra il 1992 e il 2025, con un’accelerazione della produzione scientifica registrata in seguito alla crisi economica globale (2008-2011) e alla crisi umanitaria della sponda a sud del Mediterraneo (2015-2017). I paesi più attivi nella produzione scientifica sono Inghilterra (303 pubblicazioni), USA (280), Cina (273), Germania (237), Olanda (127) e Italia (107). Le discipline più interessate al tema[17] risultano essere Economia (821 pubblicazioni), Demografia (398), Sociologia (207), Studi sull’etnicità (160), e Geografia (157). Per questa collezione, gli SDGs più menzionati sono la riduzione delle disuguaglianze, l’abolizione della povertà e l’uguaglianza di genere. L’analisi delle parole chiave indica che il successo dei migranti nel mercato del lavoro del paese di destinazione riflette in parte le loro competenze, le reti, il capitale umano e sociale, l’adattabilità, l’intraprendenza.

Tuttavia, le traiettorie lavorative sono fortemente influenzate dal contesto giuridico, istituzionale e sociale entro cui si inseriscono. La piena integrazione economica richiede tempo, secondo diversi studi in media tra i 5 e i 10 anni. Sia lo status giuridico di ingresso che i (molteplici) passaggi di status che i migranti sperimentano nel corso della loro vita hanno importanti ripercussioni sulla durata della loro permanenza nel paese ospitante e sul loro percorso di integrazione economica e sociale. Inoltre, diverse indagini dimostrano che i lavoratori stranieri sono spesso confinati nei livelli più bassi della gerarchia occupazionale, in pratiche discriminatorie  di “etnicizzazione” del lavoro e in una diffusa economia sommersa. La fragilità oggettiva della forza lavoro straniera si può misurare in termini di reddito, (con quasi il 25% dei lavoratori stranieri a rischio di povertà in Italia), precarietà (con prevalenza di forme contrattuali di breve termine e stagionali), segregazione (in nicchie occupazionali), sotto-inquadramento e minori opportunità di mobilità professionale e accesso ad impieghi qualificati. I migranti regolari con livelli di istruzione medio-alti, al di là delle barriere linguistiche e culturali che possono incontrare nei contesti di lavoro, spesso affrontano difficoltà nella conversione dei percorsi di studio e delle qualifiche ottenute nei paesi di origine, nel riconoscimento delle competenze e del capitale umano. Di conseguenza, le posizioni lavorative e salariali a cui possono accedere non sono in linea con il loro background e le loro aspettative. In tale contesto, come per i nativi, sono maggiormente svantaggiate le categorie più fragili, ovvero donne e giovani. In aggiunta, la scarsa conoscenza degli strumenti di tutela, l’inadeguata condizione abitativa o la distanza dai luoghi di lavoro sono alcuni degli elementi che rendono i lavoratori stranieri più esposti a sfruttamento ed esclusione dal mercato legale del lavoro. È poi ampiamente documentata la difficoltà di accesso al mercato del lavoro dei richiedenti asilo legata a restrizioni legali, occupazionali e residenziali derivanti dal regime di protezione internazionale. Infine, i migranti sono la componente della forza lavoro più esposta alle fluttuazioni dei mercati, agli shock macro-economici e alle crisi globali. Alcuni esempi sono la crisi occupazionale dei paesi del Golfo causata dal crollo del prezzo del petrolio nel 2014, la guerra tra Russia e Ucraina e i conseguenti blocchi dei lavoratori stagionali, la chiusura delle frontiere nel 2020 e gli effetti negativi su mobilità e settori occupazionali. Gli ostacoli alla partecipazione ad un’economia legale sono a loro volta associati ad un coinvolgimento limitato nella comunità; alla scarsa familiarità con le istituzioni democratiche, i processi decisionali pubblici e i propri diritti di cittadini; alla carenza di capitale sociale, fiducia e senso di appartenenza; a un minore impegno ambientale e imprenditoriale.

Conclusioni

La ricerca deve fornire strumenti di analisi e comprensione indispensabili per la definizione di politiche efficaci. Questo studio si inserisce nel più ampio discorso su come soluzioni socialmente inclusive e tecnicamente fattibili possano promuovere transizioni energetiche giuste, ovvero eque, inclusive e socialmente responsabili. Una prima riflessione è che le dinamiche della transizione verde variano notevolmente a  seconda del contesto di riferimento e sono collegate ad altre condizioni economiche, politiche, demografiche. È necessario quindi ripensare le strategie di governance e di regolamentazione della transizione energetica, delineando uno sviluppo omogeneo dei progetti sul territorio che tenga conto delle specificità locali, che garantisca una regolamentazione flessibile del lavoro così come forme di mitigazione e di diversificazione economica. Il settore pubblico, oltre a promuovere la comprensione da parte dell'opinione pubblica dell'energia verde e delle misure di tutela ambientale, dovrebbe regolare e articolare in una serie di punti strategici il percorso di transizione energetica del paese, ad esempio offrendo formazione e servizi per l’impiego che mirino ad orientare ed allineare competenze e qualifiche nei lavori verdi e domanda e offerta di lavoro. La migrazione di lavoratori stranieri costituisce da tempo un elemento strutturale del sistema produttivo italiano ed europeo. L’inserimento lavorativo nei settori verdi si inserisce nelle dinamiche più ampie di integrazione economica e sociale dei migranti. Appare necessaria una visione olistica sull’argomento, in grado di mettere in atto soluzioni capaci di affrontare la complessità dei processi migratori ed economici. Le politiche migratorie dovrebbero tenere in maggiore considerazione l'offerta e la domanda di lavoratori stranieri, anche nei settori verdi, e facilitare percorsi legali di ingresso. Alla pianificazione adeguata e tempestiva dei flussi per motivi di lavoro deve seguire una garanzia di sicurezza economica, inclusione lavorativa e protezione sociale per i migranti. Il reclutamento di una forza lavoro diversificata richiede inoltre piani di formazione continua rivolti alla classe dirigente, alle leadership aziendali e alla forza lavoro stessa, percorsi di superamento delle barriere linguistiche e culturali, e una maggiore considerazione del capitale umano dei lavoratori stranieri. In questo senso, è ampiamente riconosciuto in letteratura il ruolo fondamentale delle organizzazioni della società civile in qualità di fornitori di servizi essenziali per la popolazione migrante, offrendo varie attività volte a migliorare l'occupabilità dei rifugiati e dei richiedenti asilo e ad aiutarli a orientarsi nelle politiche migratorie e occupazionali.

Biografia

Cecilia Fortunato è ricercatrice post-doc in Demografia presso il Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza dell’Università Sapienza di Roma Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, specializzata in Cooperazione e Sviluppo, ha conseguito il Dottorato in Demografia presso la Scuola di Scienze Statistiche della Sapienza. I suoi interessi di ricerca si concentrano su migrazioni internazionali e processi di integrazione delle comunità migranti e diasporiche. In particolare, si occupa di aspirazioni e comportamenti migratori, volontari e forzati; di aspetti emergenti della migrazione, quali il ritorno e i flussi in aumento di migrazione climatica e ambientale. Particolare attenzione viene posta sui percorsi di integrazione, inserimento lavorativo ed inclusione economica e sociale degli stranieri; sulle politiche, le narrazioni e il dibattito pubblico sui temi della migrazione; sulle percezioni, sul benessere soggettivo e sul trasferimento del patrimonio culturale degli stranieri nei contesti di destinazione. Nei suoi studi, adotta un approccio multi-metodo e interdisciplinare, utilizzando strumenti quantitativi e qualitativi, che spaziano dall’analisi testuale di letteratura, media e social media, all’analisi di dati di censimento o di indagine, all’utilizzo di strumenti etnografici quali interviste qualitative e focus groups.

Note
Bibliografia